La Parigi di Baudelaire e Nadar
Baudelaire è uno dei grandi critici del progresso, ma allo stesso tempo colui che vive nel contesto moderno della Parigi metropoli, delle esposizioni universali, del lusso e della moda.
“Vi è ancora un errore molto incombente dal quale voglio guardarmi come l’inferno: intendo parlare dell’idea di progresso. ”

L’ideale del progresso è una menzogna, “questo fanale oscuro, invenzione del filosofismo attuale, questa lanterna odierna getta tenebre su tutti gli oggetti della conoscenza. [...] Chi vuole vederci chiaro nella storia deve anzitutto spegnere codesto fanale perfido.”
Baudelaire odia il mito del progresso, nel nome del quale sulla città di Parigi venivano condotte le più devastanti operazioni.
La metropoli che ci propone Baudealire è una Parigi in rovina, a causa dei lavori di ristrutturamento cui Hausmann la sottopose, distruggendola, devastandola per poterne creare una “nuova”.
Le rovine di Parigi divengono delle allegorie: qui il tempo del progresso mostra il suo rovescio. La Parigi che costruisce sé stessa diventa Parigi catastrofica in cui si espande una dimensione di perdita, sfacelo, inabissamento, lacerazione.
E’ in questo contesto che il fotografo Nadar ci regala istantanee delle catacombe e delle fogne parigine, metafore di un epoca in cui si riconoscono anche Zola e Hugo.
Quando, come un coperchio, il cielo basso e greve
schiaccia l’anima che geme nel suo tedio infinito,
e in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
fa del giorno una tristezza più nera della notte;
quando la terra si muta in un’umida segreta
dove, timido pipistrello, la Speranza
sbatte le ali contro i muri e batte con la testa
nel soffitto marcito;
quando le strisce immense della pioggia
d’una vasta prigione sembrano le inferriate
e muto, ripugnante un popolo di ragni
dentro i nostri cervelli dispone le sue reti,
furiose a un tratto esplodono campane
e un urlo tremendo lanciano al cielo,
così simile al genere ostinato
d’anime senza pace né dimora.
- Senza tamburi, senza musica, dei lunghi funerali
sfilano lentamente nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra,
pianta sul mio cranio riverso la sua bandiera nera.
Spleen, C. Baudelaire






